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FA FREDDO SENZA COPERTURA?

Data pubblicazione: 26 giugno 2025

Autore: Simone Recchioni

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Quando si investe, soprattutto a livello internazionale, uno degli aspetti spesso sottovalutati è il rischio di cambio, o rischio valuta. È un fattore silenzioso, ma può influire in modo significativo sulla performance complessiva di un portafoglio. Vediamo insieme di cosa si tratta e come affrontarlo con consapevolezza.


Il rischio valuta nasce ogni volta che si investe in strumenti finanziari denominati in una valuta diversa dalla propria.

Ad esempio, se un investitore italiano acquista un ETF che investe in azioni americane (in dollari), il rendimento effettivo sarà influenzato non solo dall’andamento delle azioni, ma anche dal tasso di cambio euro/dollaro.


Se il dollaro si rafforza rispetto all’euro, l’investitore beneficia anche di un guadagno valutario.

Ma se accade il contrario, una buona performance dell'ETF potrebbe essere vanificata da un cambio sfavorevole.


Prendiamo ad esempio l'S&P500. L'indice da inizio anno ad oggi (25/6/25) ha registrato una performance positiva del +3,31%.

Ma se consideriamo un ETF che lo replica (ad esempio il Vanguard S&P 500 UCITS ETF), vediamo come il rendimento sia addirittura negativo e non di poco: -6,88%!

Ma come, un ETF non dovrebbe replicare l'andamento del benchmark? Esatto, lo ha fatto.

Questa differenza di rendimento è dovuta al cambio euro/dollaro, che ha visto un apprezzamento del primo pari al 13,3% da inizio anno.

Siccome abbiamo investito in un indice composto da aziende quotate negli USA in dollari, la svalutazione ha generato questa differenza di rendimento, in quanto il nostro ETF è quotato in Europa e la valuta di riferimento è l'euro.


Ha senso proteggersi da questo rischio?

Nì.

Ci sono strumenti "Hedged" che coprono proprio dall'esposizione valutaria. In questo modo potrete investire nell'S&P500 come se le aziende fossero quotate in euro, annullando il rischio di cambio dovuto da un deprezzamento del dollaro.

Ovviamente però, la copertura prevede un costo di gestione più alto, che va ad erodere il rendimento soprattutto nel lungo periodo.

La discriminante (come sempre) è proprio l'orizzonte temporale.

Se ci si vuole coprire, generalmente si ha una visione ribassista della valuta nel breve periodo.

Nel lungo periodo invece, si tende ad evitare la copertura in quanto il dollaro è visto generalmente come valuta più forte e sicura dell'euro.


Conoscevi questo tipo di rischio? E se si, hai preferito coprirti oppure accettarlo?



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